di RAFFAELE FIENGO

Il 21 marzo 2025, nel suo account su Facebook intitolato “America PAC” (la cassaforte di finanziamento elettorale fondamentale per il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca), Elon Musk ha rimesso in campo il discusso meccanismo che ha funzionato così bene a novembre. Allora la magistratura respinse la denuncia di fermare la  “compravendita di voti”, perché gli avvocati di Musk dissero che il danaro pagava prestazioni nella campagna elettorale.

Musk ora offre 100 dollari a ogni elettore del Wisconsin che sottoscrive una “Petizione contro i giudici attivisti” (Petition in Opposition to Actvist  Judges). E altri 100 dollari se viene portato un altro cittadino-votante dello Stato a firmare la petizione.

interpretazione e legislazione

Il testo della petizione dice: “I giudici dovrebbero interpretare le leggi come sono scritte, non riscriverle per adattarle ai loro personali e politici convincimenti. Con la firma sottostante respingo le azioni dei giudici attivisti che impongono i propri punti di vista e chiedo una attività giudicante che rispetti il proprio ruolo di interpretazione e non di legislazione”.

Musk ha accompagnato questa iniziativa con un investimento di 13 milioni di dollari per sostenere la candidatura del giudice Brad Schimel, sostenuto da Trump, nella elezione a giudice della Corte Suprema del Wisconsin (è in gioco la maggioranza nel collegio).

I giudici sono dunque sotto attacco perché stanno frenando i decreti quando clamorosamente stravolgono la Costituzione.

stampa piegata?

Anche la stampa resiste, per ora.

Qualche giorno fa, in uno dei talkshow televisivi, uno dei presenti ha citato il Washington Post per dire che, negli Stati Uniti, anche la stampa (che aveva avuto un peso non secondario nel contrastare l’anomalia di Trump) si era piegata. Poteva farlo pensare in verità la presenza di Bezos, proprietario del quotidiano del Watergate, il 20 gennaio, giorno dell’Inaugurazione della seconda Presidenza Trump, insieme con gli altri padroni del tech.

Ma non è così. Un intervento pesante di Bezos c’è stato: ha disposto che le opinioni nella pagina degli editoriali d’ora in poi dovranno riguardare solo “i diritti individuali e il mercato” senza più opinioni controversiali (un modo non lontano dell’affermazione recente di Trump: “Certi articoli in contrasto con il Presidente devono essere ‘illegali’”.

giacca e cravatta

Tuttavia ogni giorno, sia nel Washington Post e sia nel New York Times, c’è il netto contrasto giornalistico alle “anomalie” trumpiane e muskiane, attraverso la pubblicazione delle notizie, praticamente in tutte le pagine.

L’incursione di Bezos nella pagina Ed/Op (peraltro più dichiarata che realizzata) ha una spiegazione. Nel Washington Post le pagine degli editoriali sono fatte materialmente da una redazione separata dalla newsroom guidata dal managing editor. Questi giornalisti dipendono direttamente dall’executive editor, il direttore, vestono sempre in giacca e cravatta.  

marcia indietro

Anche al New York Times è così (“All the news that fit to print”) e quando hanno provato a togliere il managing editor per sostituirlo con vicedirettori ed agevolare un più diretto coinvolgimento del marketing e della pubblicità negli articoli hanno dovuto fare marcia indietro pochi mesi dopo.

Insomma mentre il Partito Democratico resta tramortito e quasi afono di fronte ad atti continui che stravolgono dalle fondamenta gli Stati Uniti, il giornalismo almeno mette in fila i fatti.

Ma appare sempre più evidente che il denaro compra la democrazia via social. E ci sono poche difese.

pressanti richieste

Durante le campagne elettorali americane, i cittadini registrati come democratici o repubblicani ricevono, quasi ogni giorno, richieste pressanti di contribuire alle campagne (con un dollaro, 2, 3, 10..) direttamente con email a nome di politici come Barack Obama o Elizabeth Warren (“Please Ralph…can we account on you to ANSWER her call by chipping in $3 to ELECT House Democrats and DEFEAT Trump’s far-right Repubblicans?”).

I messaggi partono dall’idea esplicita “tot dollari, tot eletti”. Insomma i voti sono quasi “comprati”.

La riprova dell’importanza di questo meccanismo è l’enorme spesa di Elon Musk che ha accompagnato la vittoria di Trump. È ancora tutto leggibile nel suo account “America PAC” poggiato su Facebook (non visibile in Europa se non con l’applicazione VPN).

87mila assegni 

Il 30 ottobre 2024 (prendendo uno qualsiasi dei giorni della campagna presidenziale) sono stati spediti, negli Stati in bilico ben 87 mila assegni ai sottoscrittori della petizione di Musk “a favore della libertà di parola e del diritto di portare armi” (a ogni sottoscrittore 40 dollari e il doppio se avevano portato alla registrazione per il voto un altro elettore).

Nello stesso annuncio, nell’account “America PAC” su Facebook, (il fondo elettorale creato da Musk con propri dollari “per eleggere Trump”), è preannunciato, nero su bianco, anche l’invio di altri 100 mila assegni l’indomani.

Ogni giorno, fino al giorno del voto, veniva anche scelta una famiglia degli Stati in bilico da premiare con un milione di dollari. Facendo facili conti si arriva a tre milioni di voti negli “swinging states” (i sei o sette stati con i candidati in equilibrio dove ha agito con successo Musk).

lotteria fuorilegge

In verità un Avvocato distrettuale della Pennsylvania, Larry Krasner (eletto dal Partito Democratico), ha chiesto al giudice della Common Pleas Court (la Corte di diritto civile) di fermare l’elargizione di 17 milioni di dollari alla vigilia delle elezioni presidenziali, di fatto “una compravendita di voti”.

Ma il giudice Angelo Foglietta ha accolto le spiegazioni degli avvocati di Elon Musk i quali sostenevano che in realtà non era una lotteria fuorilegge (perché il milione al giorno non veniva sorteggiato, ma prescelto), e le migliaia di assegni quotidiani retribuivano, attraverso la firma a difesa della libertà di portare armi e della libertà di parola, la partecipazione attiva alla campagna di Trump. E Musk non richiedeva di votare, ma pagava una prestazione. L’autorità competente l’ha considerata legittima, normale.

(nella foto, Elon Musk e Donald Trump)

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