La follia come spazio di libertà è il tema del numero di aprile di Donne Chiesa Mondo, il mensile femminile dell’Osservatore Romano curato da Rita Pinci. “Folli e benedette” è il titolo di copertina, illustrata con l’opera “Luna” dell’artista Lucia Lo Russo.

“Quando una donna parla troppo forte, osa dire verità scomode, sfida l’ordine costituito, viene spesso etichettata come ‘folle’”, si legge nell’editoriale. Pazze erano le prime donne che rompevano l’omertà mafiosa. ‘Locas’ le madri argentine di Plaza de Mayo che chiedevano di riavere i loro figli desaparecidos, almeno i loro corpi, come scrive nell’inchiesta di apertura Lucia Capuzzi.  Ai limiti della ragione era visto il comportamento delle mistiche che nelle estasi e nelle visioni trovavano un canale per esprimere una spiritualità profonda e spesso rivoluzionaria. Quattro di loro – Ildegarda di Bingen, Caterina da Siena, Teresa d’Avila, Teresa di Lisieux – oggi sono insignite del titolo Dottore della Chiesa, solo loro quattro su 37 Dottori.  Possedute, streghe, venivano poi considerate le eretiche. E fuori di testa pure le jurodivaja, le stolte in Cristo della tradizione russa che vivevano ai margini della società, come racconta Eleonora Mancini.

Una dinamica, secondo la biblista Marinella Perroni, che emerge alle radici stesse del cristianesimo. Nel mese in cui cade la Pasqua, la teologa ricorda che furono le donne le prime testimoni della resurrezione di Cristo. Maria Maddalena e le altre che si recarono al sepolcro, trovandolo vuoto portarono la notizia straordinaria agli apostoli, che inizialmente -Vangelo di Luca- “non credettero a queste parole, e le considerarono come un vaneggiamento”.

Il prezzo da pagare è stato spesso altissimo. Molte donne “folli” sono state perseguitate, imprigionate, torturate, mandate al rogo. Altre sono state rinchiuse in istituti psichiatrici, sottoposte a “cure” brutali, private della loro dignità e della loro voce. La società ha cercato in ogni modo di ripararsi da queste coscienze inquiete.

C’è chi ha trasformato lo stigma in arte: come Yayoi Kusama e Carol Rama, di cui parla Giorgia Calò, storica e critica d’arte, direttore del Centro di Cultura Ebraica della Comunità Ebraica di Roma.  Come Alda Merini, la poetessa che conobbe periodi bui dovuti ad un disturbo psichiatrico: il ricordo è affidato al suo amico teologo Marco Campedelli, autore de Il Vangelo secondo Alda Merini.

La scrittrice Nadia Terranova ne ha fatto tema del suo ultimo libro, “Quello che so di te”: la follia nella sua famiglia non è solo un pensiero astratto ma ha un nome, quello della sua bisnonna Venera.

Le suffragette dell’inizio del Novecento abbandonarono consapevolmente la compostezza richiesta alle signore del loro tempo e si resero protagoniste di azioni considerate folli: incatenarsi ai cancelli, digiunare fino allo stremo, affrontare la violenza e la derisione.  Il femminismo stesso, ai suoi albori, era considerato manifestazione di follia collettiva.

“Eppure -sottolinea Donne Chiesa Mondo- anche grazie a queste donne che hanno osato abbracciare la follia come postura esistenziale, che hanno rotto il silenzio e l’immobilismo, oggi possiamo immaginare mondi diversi. Il loro furore è stato generativo, avanguardia del cambiamento, anticipazione di rivoluzioni sociali e culturali che hanno trasformato il nostro modo di vivere”.

Per la sezione Mappamondo, un reportage dalla Siria di Lidia Ginestra Giuffrida, dove le suore del Buon Pastore hanno abbiamo fondato il Trust Center, primo centro di psicoterapia siriano, il Feminist Support Center per i bambini e i loro genitori, il Family re-liberation, unico centro nel paese per la terapia di coppia e il Family Guidelines, che aiuta i giovani.

Per la rubrica L’altra metà, don Pierluigi Banna della Diocesi di Milano interviene sul tema della  formazione dei preti e sul ruolo delle donne.

Infine, a 80 anni dalla fine della seconda guerra mondiale, Francesco Grignetti scrive delle suore partigiane, eroine spesso dimenticate che si attivarono e salvarono vite a rischio della propria in tutta l’Europa occupata.

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